Cosa porto con me? Cosa lascio?
In questa selezione possono emergere alcune nostre qualità;
abbiamo accumulato una quantità di cose assolutamente inutili, occupando ogni anfratto della nostra casa, cantina e soffitta compresa?
Oppure abbiamo periodicamente ripulito, aggiornato e lasciato spazio a qualcosa di nuovo?
Per la mia esperienza questo genere di cambiamento ne porterà a cascata una quantità incredibile di altri, nuovi incontri, nuovi ambienti, nuove situazioni e per metabolizzarli tempo e volontà sono ingredienti fondamentali.
Ripensandoci anche relazioni e amicizie subiscono gli influssi di questa legge, incontriamo persone che rimangono al nostro fianco per un periodo più o meno lungo nella nostra vita e poi spariscono, le strade si dividono e ognuno prosegue per il proprio cammino;
abbiamo portato il nostro contributo a volte positivo a volte no, uno nella vita dell’altro, per poi ritornare nella propria strada maestra.
A volte, inconsapevolmente, ci siamo resi disponibili ad “Insegnare” qualcosa di importante.
Quanto siamo consapevoli di quello che accade? Del fatto che una diversa consapevolezza attrarrà / ci farà incontrare – persone e situazioni – che come noi in quel momento particolare della nostra vita, vibrano alla stessa frequenza?
Quante volte abbiamo sentito di “risuonare” con un’idea o un’altra persona e ci sentiamo “alla stessa lunghezza d’onda”?
Invece che parlare della legge di attrazione, di come funziona, di cosa fare o non fare, la rete è piena di informazioni al riguardo; vorrei portare l’attenzione sul reiterarsi di comportamenti che oppongono resistenza al cambiamento.
Immaginiamo di essere ad un punto fermo della nostra vita, il lavoro è a un punto fermo, la nostra vita sentimentale stagna, i nostri amici sono latitanti. Siamo consapevoli che qualcosa deve accadere, siamo ad un incrocio, abbiamo due possibili percorsi.
Il primo è fare un elenco di tutte le criticità che concorrono a tutto ciò: la situazione economica è critica, la politica un vero disastro, tutti pensano a loro stessi, e la lista potrebbe essere infinita – in questo caso rimarremo nella vibrazione generale, quella in cui tutti quelli come noi faranno la lista e si lamenteranno di essere vittime di una situazione generale negativa. Un circolo vizioso… sto male e nessuno fa niente per farmi sentire meglio.
Una persona meravigliosa che ho conosciuto un giorno mi ha detto:
In estrema sintesi, abbiamo la libertà di decidere se rivestire il ruolo di vittima o quello di giocatore nella nostra vita.
Lui scrive:
“Essere una vittima è bello, di solito si assume l’atteggiamento di vittima per proteggersi dalle responsabilità. Vogliamo proiettare una buona immagine di noi stessi, una immagine di successo, o almeno cercare di evitare di fare brutta figura. Agire come una vittima vuol dire tentare di nascondere la nostra incompetenza, così da sembrare più abili di quanto realmente siamo. Che ci piaccia o no, dobbiamo ammettere che molti di noi dipendono dall’approvazione altrui. Molti manager, per spiegare i risultati negativi ottenuti, danno la colpa a fattori economici come l’inflazione, la deflazione, le tasse, i concorrenti, il cambio di valuta, qualunque situazione, dalla più tremenda alle più comuni, può essere spiegata sia dal punto di vista del determinismo sia da quello del libero arbitrio. È la libertà che contraddistingue un essere umano da tutti gli altri esseri viventi; essere un uomo vuol dire avere la capacità di scegliere.
È forse il modo più importante di decidere se vivere come una vittima o come un giocatore.”
“Per potere avvolgere tutta la terra, e nasconderne le asperità
dove potremo trovare tutte le pelli necessarie?
Ma se proteggte i vostri piedi con morbidi calzari allora tutto il mondo sarà come coperto
dal più soffice dei tappeti.
Allo stesso modo non possiamo mai alterare il corso degli eventi
ma addestrando la nostra mente a reagire a essi di cosa potremmo ancora soffrire?”
Shantideva, La Via del Bodhisattva
Certo sarebbe molto più comodo delegare ad altri decisioni e responsabilità, ma è una comodità che non paga.
Un genitore conosce molto bene la differenza tra un si di comodo e un no da motivare;
se insegnare al proprio figlio a pescare oppure a dargli tutti i giorni un pesce …
Che cosa ci impedisce di assumerci la responsabilità della nostra vita, delle cose che ci accadono?
Che cosa ci impedesce di essere attori protagonisti invece che comparse?
