La solitudine è come una lente d’ingrandimento: se sei solo e stai bene stai benissimo, se sei solo e stai male stai malissimo.
Giacomo Leopardi
Questa è la domanda:
La mia prima risposta è stata:
Cosa cambia quindi? Il nostro modo di viverla e percepirla.
La mia riflessione riguarda proprio questo, come affrontarla e viverla.
Solitamente cerchiamo di ovviare alla solitudine sofferta andando alla ricerca un sostegno esterno; fino a quando non lo avremo trovato ci sentiremo mutilati, incompleti e continuiremo ad ambire a quel pezzo mancante, in modo da compensare il vuoto che rappresenta.
Il problema è che proprio per la sua caratteristica di essere “esterno a noi” può sfuggire dal nostro controllo e, quando meno ce lo aspettiamo, venirci a mancare facendoci ripiombare nel vuoto che aveva colmato, prima di entrare nella nostra vita.
Che fare allora? Procedere a una nuova ricerca diventando dei burattini i cui destini saranno decisi dal burattinaio di turno?
Inoltre siamo consapevoli del prezzo che stiamo per pagare, fatto di compromessi, condizionamenti, rinunce e chissà quant’altro?
Che cosa ci facciamo andare bene pur di colmare questo vuoto? Che cosa dobbiamo “vendere” per avere in cambio, ma soprattutto sappiamo veramente quello di cui abbiamo bisogno? È realmente il pezzo mancante al nostro puzzle?
So per esperienza che non è la quantità di persone che abbiamo intorno che determina il nostro grado di solitudine, so anche che la soluzione può diventare una coperta troppo corta, copri una parte e ne lasci scoperta inevitabilmente un’altra.
Dopo una rilevante serie di delusioni ho capito che quello che si ripropone sempre è la logica della vittima e del giocatore. Se vuoi mantenere il ruolo del giocatore è indispensabile che sia tu ad avere le redini della tua vita e in modo molto pragmatico individuare cosa ti manca; si tratta di amore, amicizia, passione o una cosa materiale?
È abbastanza facile pensare di acquisire una cosa materiale, forse anche di coltivare una passione, la cosa si fa più complessa quando si parla di amore e amicizia, perché in questo caso si introduce un ulteriore elemento: la relazione, altri esseri umani con gli stessi nostri diritti, doveri e altrettanti bisogni.
- Vantaggio materiale in questo caso si tratta di una forma di amicizia definita da una società di affari: si diventa soci.
- Vantaggio di piacere che ricavo dall’altro, in questo caso parliamo di amore.
- Ma secondo Aristotele l’amicizia vera è quella in cui ci si scambia virtù.
La relazione che ha come vantaggio “diventare più virtuosi” è quella dell’amicizia.
La relazione tra due amici che noi chiamiamo amicizia, ha lo scopo quindi di far incontrare persone che perseguono un medesimo fine anche se a livelli diversi.
In tutti i tipi di relazione si prevede quindi un reciproco vantaggio; quando e se questo venisse a mancare, il rapporto si concluderà, a condizione che entrambi gli attori siano in perfetto accordo, diversamente si riproporrà il gioco della vittima e del giocatore in cui uno sceglie e uno subisce. Ancora una volta un circolo vizioso anziché virtuoso.
La cosa che io ho trovato determinante nelle relazioni, è saper ascoltare i bisogni che emergono, propri e e degli altri. Chiedersi il ruolo che quella persona sta rivestendo e che cosa è chiamata a colmare, quale sia il messaggio che porta, se sia la risposta del bisogno di un momento o se sia una relazione destinata a durare più a lungo.
Uno degli errori più grossolani è pensare di essere indispensabili per qualcuno, non lo siamo! Scoprire ad un certo punto di essere stati usati e sfruttati, facendo passare tutto questo per amicizia è invece una delle cose più brutte che possano accadere nelle relazioni in generale.
Non so realmente cosa significhi sentirsi soli, forse sono una persona fortunata, ho tanti interessi e mi piacciono un sacco di cose; mi piace la vita e tutte le meraviglie che ha in serbo. Ho scoperto di stare bene con gli altri dopo aver imparato a stare bene con me stessa e questo credo sia la chiave per apprezzare la solitudine più che fuggirla. La complicità, la condivisione, sono importanti e a volte meravigliosi, ma se questo non accade va bene ugualmente.
In estrema sintesi, la vita esordisce con un atto di volontà individuale, il primo respiro in perfetta solitudine; non so se si concluda con un atto di volontà, ma di sicuro è in altrettanta solitudine.
Cosa e come vivremo tra il primo e l’ultimo respiro, è nelle nostre mani, possiamo giocare o lasciare che siano gli altri a farlo per noi… è un nostro diritto.

