Lev Tolstoj
Faccio un passo indietro, mi ero ripromessa di passare l’estate in giardino, in assoluto relax a prendere il sole e leggere, la mia lista di letture era pronta, un mix di leggerezza e, giusto per non perdere la mano, di qualcosa che mi aiutasse a capire a che punto sono della mia vita.
Credo che ogni tanto verificare obiettivi e motivazioni sia importante.
Mi sono piaciuti entrambi, due storie di donne, di madri e, più che mai in questo periodo, sento il bisogno di un confronto con modelli genitoriali che mi aiutino a sentirmi a mio agio in questo ruolo meraviglioso, ma spesso difficile e faticoso.
MA chi mi ha aiutato ad alleggerire le mie angoscia è stato Robin Sharma, autore dei due libri citati in apertura che sono stati definiti “favole spirituali”.
Il protagonista è Julian Mantle un avvocato americano che, incalzato dallo stress, molla tutto e parte per l’Himalaya. Quando torna, è un uomo nuovo che ha scoperto un segreto e vuole condividerlo con il mondo.
Le sette virtù ne “Il Monaco che vendette la sua Ferrari” e i sette stadi del risveglio di sé in Scopri il tuo destino etc…
Due le storie e due i protagonisti, mentre l’aiutante, il life coach è sempre lui, Julian Mantle, che con estrema facilità veste i panni dell’asceta o guida la sua ex Ferrari nelle vie cittadine.
Gli spunti sono tanti e molto interessanti, ma un paio di argomenti in questo momento della mia vita mi strizzano l’occhio.
Uno su tutti riguarda lo scopo, mi capita sovente di chiedermi: che cosa sto facendo? Che cosa mi porta a decidere di fare o non fare qualcosa? Quanto è importante quello che gli altri pensano delle mie decisioni? Influiscono nelle mie scelte? Vorrei poter affermare con sicurezza che le mie scelte riguardano me, quello che sento e che voglio, ma so che non è sempre così.
“Ricorda che lo scopo della vita è compiere il viaggio che ci riposta a casa, un luogo di interezza e al tuo io autentico… Lo scopo della vita è colmare il vuoto di integrità”.
E continua: “Dopo la nascita avviene un processo che ci allontana dalla nostra vera identità, nasciamo puri e autentici, senza paura e con il cuore aperto; conosciamo le leggi naturali che governano il mondo e sappiamo perché siamo qui, ma per compiacere chi ci sta intorno ci uniformiamo alla massa. Abbandoniamo il nostro io autentico e diventiamo qualcuno che non siamo davvero, accettando valori, credenze e comportamenti di chi ci circonda”.
Lui ha usato questo termine “inculturazione” e sostiene che maggiore sarà il divario fra il nostro vero io e colui/colei che presenteremo al mondo, peggiore sarà la nostra vita. Costruiremo via via, una personalità non reale ma creata per compiacere gli altri, anzi per essere accettati e amati. Una maschera sociale indossata per paura.
Poiché tutti abbiamo un desiderio primario di amore, cadiamo in trappola e tradiamo noi stessi, rinunciando ai nostri sogni e adottando modi di essere che non ci riguardano; questo causa un vuoto di integrità che ci blocca e limita. Tutto deriva dalla paura!
In questo modo però è sempre proiettato nel futuro, si perde quello che accade nel presente che, a quel punto, perde di importanza rispetto al dopo. In qualche modo essere orientati al conseguimento di un obiettivo, ti distoglie da quello che fai per raggiungerlo; se non vedi l’ora di essere alla destinazione e pensi a quanto bene starai dopo, il viaggio che potrebbe offrirti mille cose… beh te lo perdi ed è come tu avessi perso un po’ della tua vita no?
La vita in fondo è un viaggio e tutto sommato la destinazione è la sua conclusione, ha senso che corriamo tanto e ci perdiamo quello che accade durante? La paura che proviamo quando ci troviamo di fronte all’ignoto è facilmente superabile se teniamo conto che anche lei ha il suo ruolo; in fondo a volte ci salva da situazioni spiacevoli, sta a noi dargli il giusto peso e resistergli quanto basta per comprendere il messaggio che ci sta portando.
Katherine Mansfield

