Proviamo a scoprire le differenze.
Desideri
Hanif Kureishi, Nell’intimità, 1998
In realtà i desideri non sembrano avere un’ottima reputazione, in modo particolare se riteniamo che la nostra possibilità di essere felici dipenda dalla loro soddisfazione… e forse anche perché desiderare qualcosa, esprime un senso di mancanza?
Non un bisogno disperato ma qualcosa da cui siamo attratti e che volentieri accoglieremmo nella nostra quotidianità.
Un tipo di desiderio che se si impara ad ascoltare, seguire, assecondare porterà gioia nella nostra vita.
Desiderare di migliorare il nostro quotidiano con piccoli gesti e accorgimenti ci fa sentire in pace con il mondo, il punto fondamentale è imparare a distinguere il voler qualcosa, dall’averne bisogno…
Capricci
Alexandre Dumas (padre), Ascanio, 1843
In quale modo possiamo indagare sui capricci?
Se il capriccio è positivo meglio soddisfarlo al più presto, altrimenti si esaurirà.
Se soddisfarlo, significa investire tempo ed energie, meglio aspettare alcuni giorni prima di procedere; è ancora presente? Allora vale la pena assecondarlo.
Oppure, terza ipotesi, se il capriccio può essere negativo, distruttivo o pericoloso sia per noi stessi sia per altri, meglio lasciar perdere. La nostra guida interiore è più gentile di quanto pensiamo, pur essendo necessario un cambiamento nella nostra vita, lei troverà un modo più delicato e positivo per realizzarlo.
Fantasie
Agatha Christie, Poirot a Styles Court, 1920
Sarà altrettanto complicato discutere con l’amante segreto e spiegargli che non si è più in grado di sostenere le scuse etc etc.
La domanda a questo punto potrebbe essere se è proprio questo, quello che vogliamo…
Le fantasie possono essere piacevoli, alleviare lo stress, la noia forse anche la tristezza, ma è l’azione scaturita dalle fantasie che può essere controproducente, oltre che una perdita di tempo e di energie.
C’è un modo per verificare se questo desiderio sia autentico o solo una piacevole fantasia?
Se non vuoi, non riesci o ti senti male dopo averlo fatto, allora saprai che è meglio lasciar perdere; il nostro corpo, il nostro sentire ce lo dirà in modo forte e chiaro.
Jean Renoir
E… dovrei
Albert Ellis
È una domanda trabocchetto perché, da un lato non c’è modo di saperlo se non a posteriori e dall’altro la maggior parte degli esseri umano detesta sentirsi dire quello che deve fare, anche se è lui stesso a darsi gli ordini.
Per capire se l’apparente desiderio sia più un “dovrei” possiamo prima di agire, porci alcune di queste domande:
- Dovrei/non dovrei…
- Devo/non devo…
- Ho bisogno di /non ho bisogno di…
- Si suppone che le persone debbano…
- Ovviamente…
- Siccome…
- Ha senso se…
A cosa può essere utile tutto ciò? Ad esempio a individuare quale sia l’approccio che abbiamo nei confronti della nostra quotidianità, a riconoscere la differenza tra farsi guidare dal desiderio e farsi guidare dall’umore.
Nel primo caso significa basare le nostre decisioni sulla domanda: Voglio farlo?
Se la risposta è sì: fare del proprio meglio per procedere; se è no: fare del proprio meglio per non farlo.
Lasciarsi guidare dall’umore significa invece basare le proprie decisioni sulla risposta alla domanda: Mi va di farlo? se sì procedi, se no rimandi!
Le domande, apparentemente simili, portano in realtà in due direzioni opposte.
I nostri stati d’animo sono spesso legati ad abitudini e modelli di pensiero consolidati e seguirli significa ricreare la solita vecchia storia – non “troviamo” il tempo per mettere in atto quei cambiamenti che tanto ci piacerebbero ma che sembrano troppo faticosi.
Quando fai quello che desideri, oppure eviti di fare quello che non vuoi fare, le tue azioni sono fluenti, ricche d’ispirazione e non comportano alcuno sforzo.
Quando riusciremo a seguire la nostra bussola interiore, tutto sarà più facile.
Per essere sicuri che stiamo facendo proprio quello che vogliamo proviamo a mettere la parola “voglio” davanti alla descrizione di qualsiasi cosa si stia facendo;ad esempio:
- Voglio uscire con quell’amico?
- Voglio avere quell’oggetto?
- La saggezza è onnipresente e sempre gentile.
- La saggezza a volte è silenziosa, ma quando si esprime, lo fa sempre con chiarezza.
- La saggezza di solito emerge nel bel mezzo del silenzio e della calma interiore.
- La saggezza fa sentire nel giusto, anche se non sempre fa sentire bene.
- La saggezza spesso si manifesta sotto forma di “buon senso”, ma in realtà è usata raramente.
Quindi: Sai già cosa fare!
Quello che decidi non impatterà mai sulla tua vita più di quanto non lo faccia il modo in cui gestirai le conseguenze di quella decisione.
Il numero di ragioni che hai per fare una cosa è inversamente proporzionale a quanto desideri farla.
Vuoi farla?
se piegare il ginocchio mi provoca dolore, forse saggiamente dovrei evitarlo di piegarlo…
